Articolo
Inclusione femminile leva strategica per le difficoltà di reperimento di personale delle imprese
Se l’occupazione varesina ha registrato nel 2025 un massimo storico, permangono tuttavia delle debolezze sul fronte dell’occupazione femminile: il divario tra la componente femminile e maschile è di ben 18 punti percentuali sia rispetto al tasso di occupazione (fermo al 60,9% per le donne e al 78,6% degli uomini) che al tasso di attività che misura la partecipazione al mercato del lavoro (al 62,9% per le donne e all’81% per gli uomini). Circa 4 donne su 10 in età lavorativa non partecipano al mercato del lavoro e il paradosso è che, dal lato della domanda di lavoro, le imprese segnalano crescenti difficoltà di reperimento del personale: esiste un potenziale di capitale umano rappresentato dalle donne che non partecipano al mercato del lavoro che può essere una risorsa per l’economica locale e il tessuto produttivo al momento non espressa e non valorizzata. Un’analisi, condotta dall’Ufficio Analisi Economiche della Camera di Commercio di Varese, punta il faro su questo paradosso e ne ricerca le cause.
Da una simulazione emerge che se il tasso di occupazione femminile eguagliasse quello maschile, la provincia potrebbe contare su circa 50mila lavoratrici aggiuntive, rappresentando una risposta importante alla carenza di figure professionali.
Queste difficoltà di reperimento in alcuni casi stanno spingendo le aziende a superare gli stereotipi aprendo nuove opportunità per ruoli femminili come specialiste e tecnici della salute, professioniste ICT, specialiste in ingegneria e architettura, specialiste delle scienze matematiche, chimiche e fisiche. Il superamento degli stereotipi si scontra però ancora con le scelte dei percorsi scolastici delle ragazze: nonostante le donne rappresentino il 60% dei laureati totali, la loro quota scende al 41,1% negli ambiti STEM. Incentivare la scelta di percorsi scolastici STEM influirebbe positivamente anche sulla qualità dell'occupazione: chi ha questi profili solitamente ha retribuzioni e carriere più remunerative.
Dall’analisi emerge che, oltre alle difficoltà di partecipazione al mercato del lavoro, per le donne esiste anche un problema di qualità dell’occupazione. Il divario occupazionale tra la componente maschile e femminile inizia a crearsi nelle prime fasi della vita lavorativa, dove si formano le carriere e non essere attivi in quegli anni ha una serie di ripercussioni su carriere e occupazione futura. Il principale ostacolo rimane lo squilibrio nei carichi di cura familiare.
Per la fascia d'età 25-44 anni, la difficoltà principale consiste nella conciliazione tra carriera e assistenza ai figli. In Italia, la maternità comporta una vera e propria "penalità": alla nascita del primo figlio si apre un divario occupazionale del 33% tra le madri e i padri che permane nel tempo.
Le donne over 50 si trovano di fronte a esigenze di cura verso familiari anziani e questo bisogno è destinato ad aumentare a causa dell'invecchiamento della popolazione. I dati sull’uso dei permessi legati alla Legge 104 confermano queste necessità crescenti e l'asimmetria nei carichi di cura che ricade spesso più sulle lavoratrici che sui colleghi uomini.
Strumenti come il part-time e la flessibilità oraria, pur essendo necessari per la conciliazione, spesso influenzano negativamente il percorso professionale delle donne e non sono sufficienti. Sono anche importanti i servizi e le politiche a sostegno delle esigenze di cura e la ricerca di una vera parità.
L’analisi completa è disponibile su Osserva